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Vecchie idee nuove – La mente può esistere al di fuori del cervello?

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Cos’hanno in comune le ultime ricerche scientifiche sulla NED (Near Death Experiences, o esperienze di pre-morte), il processo di mummificazione usato per i faraoni nell’antico egitto e la Struttura l’anima secondo la fisica esoterica? Senz’altro il fatto che ci fanno pensare al rapporto tra cervello e coscienza, o mente.

In particolare, riguardo alle NDE, sono state svolte diverse ricerche scientifiche negli ultimi anni (che potete trovare nella sezione “approfondimenti”) volte a stabilire da un punto di vista oggettivo se la mente o la coscienza possa esistere anche dopo la morte del veicolo fisico, cioè del cervello. E quindi indipendentemente da esso.

Se confermata al di là di ogni ragionevole dubbio, la scoperta sarebbe a dir poco sconvolgente, perché significherebbe provare scientificamente che qualcosa dell’essere umano sopravviva alla morte del corpo fisico. Qualcosa di attualmente impalpabile e non misurabile con umane strumentazioni, ma non per questo meno reale.

In effetti, tra le centinaia di sopravvissuti ad attacchi cardiaci esaminati per la ricerca che erano “tornati indietro” dopo essere stati dichiarati clinicamente morti, una percentuale ha descritto determinate esperienze, troppo strutturate per essere allucinazioni (a detta dgli stessi medici) e  sopraggiunte per di più in un momento in cui il cervello aveva cessato le sue funzioni.

Le ricerche non sono ancora esaustive, tanto che per essere certi che si tratti davvero di esperienze di pre-morte autentiche, si deve sgomberare il campo dall’ipotesi che sia il cervello a rielaborare a posteriori il fatto di essersela vista davvero brutta, magari ricostruendo fantasiosamente – o sulla base di storie udite o credenze della persona – le NDE.

Questo sarebbe il cavallo di battaglia degli scettici, che per ora possono dormire sonni relativamente tranquilli, ma va detto che sappiamo ancora troppo poco del cervello (a parte il fatto che usiamo solo una minima percentuale del suo potenziale). Inoltre, ne’ questa versione scettica, ne’ quella a favore dell’esistenza delle NDE sono state comprovate al di là di ogni ragionevole dubbio.Palla al centro, quindi, ma con un occhio ai risultati della ricerca che non appaiono comunque da sottovalutare.

Insomma, le ricerche continuano, e non è detto che nei prossimi anni non si arrivi a qualche interessante scoperta che avvalori ciò che l’esoterismo sa da sempre, e cioè che non siamo solo cellule. Stay tuned, quindi. E nel frattempo sbirciate pure tra gli approfondimenti e fatevi una vostra idea, se vi interessa. Sarà mia cura postare lì eventuali aggiornamenti, se ve ne saranno.

Ora, questo per quanto riguarda la scienza. Va precisato anche che ci sono persone che coscientemente  e volontariamente sanno come proiettarsi fuori dal proprio corpo (OBE, Out of Body Experiences) e che probabilmente non nutrono molti dubbi sulla effettiva realtà delle NDE. Ma questa è una divagazione. Piuttosto, cosa c’entrano gli antichi egizi?

Come tutti sanno, quando il corpo del faraone veniva mummificato, una parte del procedimento consisteva nell’estrarre gli organi interni e riporli nei canopi, sia per rallentare il processo di putrefazione, sia per motivi di ordine spirituale. Fegato, polmoni, intestini e stomaco erano tenuti in gran conto ma non il cervello, che veniva estratto dalle narici con uno speciale attrezzo ed eliminato senza tanti complimenti.

Gli altri quattro organi, invece, dovevano rimanere più integri possibile e conservati nei contenitori per la vita nell’Aldilà del defunto. Era quindi importantissimo eseguire il tutto con la massima periza, fino alla conservazione nei canopi con speciali tecniche, per non compromettere la futura vita ultraterrena. Il cuore, invece, poiché si pensava che fosse la sede dell’anima e dell’intelletto, veniva lasciato al suo posto. Sarebbe stato poi stato pesato nell’aldilà dal dio Anubi, che l’avrebbe messo a confronto con una piuma per saggiarne la leggerezza e per decretare il destino dell’anima del faraone.

La domanda sorge quindi spontanea: perché al cervello toccava un simile destino? In fondo gli egizi qualche nozione di medicina l’avevano, per quanto rudimentale dal nostro punto di vista. Secondo alcuni studiosi, erano persino capaci di eseguire trapanazioni della scatola cranica per curare i disturbi mentali e questo indicava che avevano messo in relazione determinati sintomi con il funzionamento di quest’organo.

Secondo alcuni, gli egizi avevano capito che il cervello era un po’ come l’hardware della persona. Un po’ come un computer, per quanto sofisticato e raffinato, sul quale si possano installare un sistema operativo, programmi e file,ma  che diventa inutilizzabile una volta che sia stato privato di software. Un mezzo fondamentale per elaborare e veicolare dati, ma pur sempre un mezzo.

Più di un’analogia con questa concezione è presentata dalla Fisica spirituale, secondo la quale «l’anima è una struttura complessa formata da parti differenti, così come lo è il nostro corpo fisico». Quando nel nostro mondo materiale vi è un corpo prossimo alla nascita, questo costituisce «il segnale di complessità che richiama un’anima. A questo punto un attrattore apposito si muoverà dal reale, transiterà nella soglia dove troverà il “magazzino” delle personalità. Queste sono in pratica le memorie di individui defunti, che attendono di potersi reincarnare.».

Un attrattore è un principio assoluto di pura intelligenza, ed è ciò che rimanda alla nostra scintilla divina. Esso «richiamerà un certo numero di personalità.[] A seguito dell’intervento dell’attrattore [queste diverse personalità] diventano invece i componenti di un’unica anima e la struttura così formata (attrattore + personalità) entra nel corpo circa 5/6 giorni prima della nascita. [] A questo punto le varie personalità si sovrapporranno a precise parti od organi del corpo in questione, avremo quindi la personalità che si insedia nel cuore, quella dei polmoni, fegato, reni, eccetera.

Tutti gli organi sono interessati, questo vuol dire che ognuno dei nostri organi fisici oltre alla memoria cellulare relativa al proprio codice genetico (DNA) è dotato anche di una memoria aggiuntiva rappresentata da una personalità. Tra i vari organi una funzione particolare è quella del cervello, che rappresenta la centrale di comando del corpo. La personalità che si trova in questa sede [] è quella che si esprime più direttamente attraverso il corpo nei confronti della realtà esterna.

In base alle leggi che regolano l’evoluzione dell’anima umana avremo però un meccanismo di rotazione attraverso il quale tutte le personalità si possono alternare alla dominanza» secondo ritmi circadiani.  (CIT: testo di Fisica esoterica della Scuola damanhuriana, a cura di Coyote Cardo, cap. 6).